Don't Believe The Truth, version 6.0
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I need to be myself
« Antonella, classe '88. Dimostro sempre meno anni di quanti ne abbia, mi mangio le unghie e ancora arrossisco. Non sono troppo brillante e le lingue che studio non generano poi troppa ammirazione. Faccio spesso cadere i libri che ho in mano, non ho memoria per le date e spesso non saluto chi incontro perché ho la testa altrove. Non so suonare uno strumento, non ho una bella voce e non so nemmeno ballare. Bene, ora possiamo passare ai pregi.... »
.

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Tornare in Inghilterra e questa volta rimanerci per un bel po'.
Imparare l'inglese a perfezione. (e anche il tedesco e il portoghese).
Consolidare amicizie in boccio e mantenere quelle che ora sento importanti.
Vedere pubblicati i miei scritti, si spera in futuro meno mediocri.E ovviamente migliorare mio modo di scrivere.
Laurearmi in regola (desiderio a lungo termine).
Andare a trovare Lavinia.
Guardarmi indietro e constatare di non aver buttato via il mio tempo.
Far mangiare le mani a qualcuno. Ma proprio rosicarle fino a farle sanguinare. Ho pazienza.
Prendermi le mie rivincite. Desiderio affine a quello su, ma leggermente più generale. O forse no. Boh, non so nemmeno io bene cosa intendessi.
Portare a termine un progetto, uno qualsiasi. Inizio molte cose che lascio a metà strada.
Andare a trovare Andi a Vienna. Forse forse questa...
Passare Inglese I alla prima botta con un voto decoroso.(07-07-08)
Passare Tedesco I alla prima botta. Con qualsiasi voto. (28/01/09, e nemmeno con un voto troppo basso)
Innamorarmi del Tedesco almeno quanto del Portoghese. Per non avere più rimpianti.
Non desiderare. Farmi desiderare!
Sentirmi dire "Hai/Avevi ragione".Come la mettiamo col senso di potere? (ma è un'esperienza da ripetere ad libitum!)
Vivere un giorno perfetto. Ma perfetto proprio.
Battere Gino a Singstar.
Trovare, non pretendo che sia per tutta la vita, quella maledetta metà perfetta della mela. Che ce volete fa, sono una ragazza all'antica.
Cantarne quattro a qualcuno senza pentirmi. Anzi, con la soddisfazione di godere ogni volta che lo ricordo.
Essere la protagonista di un video musicale.
Berlino. Dublino. Lisbona. Edimburgo. (ri)Londra. (ri)Cambridge. Tokyo. San Francisco. (ri)Parigi. San Pietroburgo. New York(12-17 Settembre 2009). Vilnius. São Paulo. Bath. Osaka. Castries. Kingston. Port of Spain. Delhi. Bruxelles. Mumbai. Kobe. Istanbul. Francoforte sul Meno. (18/22 Novembre 2008) Monaco di Baviera. Varsavia. Amsterdam. Cork. Budapest. Copenaghen. Honolulu. Galway.


Sounds Good


credits
template creato da Irene
distribuito qui e su 1 2 3 4
Alla fine dell'estate ti rimane dentro il sapore delle libertà che in fondo hai scelto.

...e non molto di più, in effetti, quasi un carnevale lungo da un esame all'altro di cui è difficile avere un'impressione complessiva. Tante istantanee, più di quelle della macchina fotografica; dai colori a volte alterati, quasi sempre brillanti.

La gente che passa quasi senza traccia - lo si sa dall'inizio - e quella che resta, a volte imprevedibilmente. E quella che ritorna. E quella che c'è ad intermittenza. Ognuno ha diritto alla propria fotografia. In pose serie o buffe. Con sorrisi troppo grandi. O sguardi sfuggenti. O dettagli.

Il mare, anche se alla fine non è che ci vai poi tanto. Ma forse più che altro è il concetto del mare, poterci andare. Compagnie improvvisate e quelle di sempre.

Qualche concerto. Canzoni che piacciono a tutti e canzoni che sai quasi solo tu. Tra loro non sapresti pensare alla canzone dell'estate. Le canzoni non conoscono confini; quasi sempre volano via quando sei sul punto di prenderle. Salvo poi ritornare, dopo ampi giri. Come le mosche. Ché così sanno essere moleste, anche le più belle.

Feste. Organizzate in modo da far parlare di sé. O improvvisate, qualche birra, un pezzo di focaccia. A proprio agio nell'abito migliore, ma sentirsi un po' falsati. Limitati dal vestito che fa sentire belli. Una semplice maglietta, non avrò sbagliato look? Qualche volta è una domanda stupida.

Vediamoci per un caffé. Per una birra. Un gelato. Ho perso il conto di quanti ne abbia presi. Qualcuno si smaltisce in fretta. Qualcun altro invece no. Il caffé si fredda, la birra perde la schiuma, il gelato si scioglie. Continui a parlare finché il cameriere ti guarda storto: la gente aspetta. Faccio io. No, dai, lasciami pagare. Forse fingiamo tutti e due.

Quello in cui speri e qualche volta succede pure. A volte ne sai approfittare. Altre invece no. A dir la verità, questo accade più spesso. Se solo avessi. Se solo non avessi. Pensare che qualcosa, per accadere, debba giungere inaspettato; ma non vale. Ripeterselo è già aspettarsi qualcosa.

Quello che invece non accade. "Tanto lo sapevo". Ma non è un alibi. Fa comodo, però.

Trovarsi spesso sull'uscio di qualcosa. Né fuori né dentro. A volte fa respirare. A volte fa prendere freddo. Anche se è estate.

Adesso è finita. Ed è finita in grande.
Non la rimpiangerò. E non perché non sia stata bella. Ma è durata il giusto.
Giusto il tempo di farmi capire quali libertà abbia scelto. Ci sarà l'autunno, e poi l'inverno, per decidere che farne.

TallulahAisha così parlò in data martedì, 29 settembre 2009 alle 21:05. Indizi: estate, ciò che fu, che sarà, io e il resto. E voi che dite?commenti ?

Com'è il sole a mezzanotte?

Spesso i titoli delle canzoni sono attribuiti a caso, a volte sono frutto di banalità; e spesso si guadagnano, con il tempo, spiegazioni arzigogolate e assurde, anche se, c'è da dirlo, assai suggestive.
Non so se sia il caso del brano tra le cui note, negli ultimi giorni, sono sospesa; tenderei a sperare di no, sebbene non importi molto. Più della realtà, in questi casi, può quello che si vuol capire.
Il titolo mi ha sempre incuriosita, lasciandomi una vaga scia d'incompiutezza, di non detto. "Come il sole a mezzanotte". Già, ma il sole, a mezzanotte, com'è?
Qui si gioca con le metafore; e, senza rancore per il moto di rivoluzione e di rotazione, mi verrebbe da rispondere che non c'è. Nel senso che è distante. Non c'è dubbio, il giorno verrà, prima o poi; la retorica confortante del tutto passerà, del sereno oltre le nubi, dell'arcobaleno dopo la pioggia. Ma ecco, potrebbe sempre piovere quando il giorno verrà; ma l'immagine dell'alba è sempre candida, primaverile. Niente a che vedere con quelle mattine in cui il cielo si scioglie nella pioggia. Qual è allora il simbolo del bene? Il sole, seppur offuscato? La notte, se limpida? Ed ecco che nessuna cosa ha un unico senso, che non si preclude la possibiltà di essere "questo" ma anche "altro". Che la simbologia spicciola si rivela, che si rimane aggrappati a parole ed intime convenzioni; si riflette su quali siano indotte, e quali simboli invece siano più potenti dei giri di parole, per comunicare il mondo sommerso. Che il bene e il male si spogliano dei significati appiccicati loro; si annusano. A volte, se si piacciono, arrivano a fondersi. Lasciando, l'uno addosso all'altro, un po' di sé. Anche se non c'è, a mezzanotte, il sole è semplicemente altrove. O nella mente. Vagheggiato. Simbolo della possibilità futura, o assieme dell'impossibilità che ci sia lì ed ora.
Ma poniamo, per assurdo e senza scomodare le notti bianche, che il sole, a mezzanotte, un giorno ci sia. Come sarebbe?
Sarebbe forse inopportuno. Senza dubbio troppo singolare. Si chiederebbe cosa ci faccia lì, non riuscirebbe a capire perché persino chi lo ha tanto amato ora lo guardi come un animale strano. Non riuscirebbe a comprendere il fastidio, lo scherno, l'inquietudine. Vorrebbe nascondersi, senza potere; tutto sarebbe riempito della sua presenza. Si chiederebbe perché ciò che era bene qualche ora fa ora sia adesso così deprecabile; per tornare, nello spazio di qualche altra ora soltanto, ad essere bene. Forse, in un sussulto d'orgoglio, penserebbe che non sia lui il problema; ma quelle insignificanti formiche, lì, sulla Terra, che pretendono che lui sia umile servitore delle loro esigenze. Chissà, poi, cosa deciderebbe di fare. Se tuffarsi nel mare, per ripicca, per sempre. Se restare lì, incurante. O se persuadersi di trovare beneficio nel presentarsi ad ore fisse. Se, senza complessi, concludere che, se l'hanno sempre chiamata mezzanotte, è proprio in onore di lui che non c'è.


TallulahAisha così parlò in data sabato, 01 agosto 2009 alle 16:53. Indizi: musica, visioni, fuor di metafora. E voi che dite?commenti (1)?

Essere e non essere.

Mi rendo conto della tendenza diffusa, forse anche mia, ma ci sto lavorando su, di isolare alcuni aspetti delle persone e basarvi un giudizio insindacabile.
Schematizzazioni rigide. Nell'ordine di idee di "Tutti quelli che".
E no, io non ci sto. Non posso accettare che una persona sia "questo" e "questo" ma non possa essere anche "quell'altro".
Va di moda proclamarsi contraddittori, eppure è facile essere tacciati di incoerenza appena si mostra una discrepanza fantasiosa.
E la coerenza viene trattata con un'incoerenza paradossale, d'altronde.
Non posso accettare che una persona sia giudicata  solo dalla musica che ascolta.  O dai programmi che guarda. Dalle frasi che scrive. Da come trascorre il suo sabato sera.
Senza considerare lo spirito in cui lo fa.
Senza considerare quel modo straordinario in cui tutto è mescolato.
A volte è cioccolata, a volte è merda.
Ma vale la pena soffermarvisi. Senza passare avanti solo perchè è marrone.
E magari respirarlo, anche, quel secondo odore, solo per un attimo. Non foss'altro che per capire cosa non si vuole essere.
Buffo che anche i più intelligenti sostenitori della libertà intellettuale puntino il dito contro qualcosa.
Negando ad altri la possibilità di essere altro.
Negandola forse anche a sé stessi.
Perchè, forse, in fondo, è chi non ha troppa paura di potersi mostrare stupido che è davvero libero.
Non sarà anche questa una generalizzazione?
Forse sì, ma mi piace pensare che per una volta sia ariosa piuttosto che costringente.

(ma poi, costringente, si potrà davvero dire?)

On air (chissà perchè poi): "A Whiter Shade Of Pale" - Procol Harum


TallulahAisha così parlò in data giovedì, 12 febbraio 2009 alle 15:51. Indizi: gens, le grandi domande di senso, io e il resto, are we human. E voi che dite?commenti (3)?

Ricordi tristi sott'acqua

Non stupirsi non coincide col non meravigliarsi.
Non stupirsi non è impedirsi di sentirsi fluidi. Ora trasparenti, ora torbidi.
Fluidi, eppure di carne e sangue. Per lasciarsi colpire dalle note.
Ora sono loro ad essere liquide. Liquide per arrivare dove le parole s'incastrano. Troppo spigolose.
Liquide per scorrere su una superficie che le parole non riescono a percorrere senza scivolare. E perdersi.
Le note vengono da un posto sconosciuto. E' lì che tendono le parole. Ma non ci arriveranno mai.
E se ci si vorranno avventurare, finiranno sott'acqua. Circondate gentilmente, ma inesorabilmente, da quelle sirene dolci e crudeli.
Fino a disciogliersi. Nulla si crea, nulla si distrugge.
*
E una goccia di pioggia brilla a sera sul cappotto. E' una nota anche quella.
Per ricordare che non importa quanto si voglia scappare. C'è sempre uno spazio oltre le parole. Nonostante le parole.
Studio le lingue, eppur sono cosciente che tradurre è un po' tradire. Ed è tradire, cercare di mediare le note.
Liquidi, ricordi che non ricordiamo.
Storie che si discioglieranno. Anche loro in quell'acqua. Benchè non più visibili. E noi non più coscienti.
Persone che scorreranno. Lasciando però nell'acqua traccia del loro respiro.
Tradurre, cercando di non tradire.
Tradendo.

Liberamente ispirato a: (e on air)  Ricordi tristi sott'acqua - La Fame di Camilla


TallulahAisha così parlò in data lunedì, 12 gennaio 2009 alle 21:22. Indizi: musica, visioni, fuor di metafora, are we human. E voi che dite?commenti ?

Proposito serio per l'anno 2009.

Imparare a tenere la bocca chiusa. Non c'è miglior modo che bloccare qualsiasi cosa nascente, se non irrigidirla negli spigoli delle parole.
La costrizione comporta una rottura. Sempre.

TallulahAisha così parlò in data sabato, 03 gennaio 2009 alle 16:34. Indizi: lapidario, fuor di metafora, are we human. E voi che dite?commenti (3)?

Hello, hello, it's good to be back

Libertà è ascoltare una, due, tre canzoni senza pensare ad altro che alla musica e alle parole.
Libertà è rendersi conto che, in fondo, poco è davvero indispensabile. E forse anche meno.


TallulahAisha così parlò in data lunedì, 08 dicembre 2008 alle 13:15. Indizi: musica, lapidario, io e il resto. E voi che dite?commenti (1)?

I'm outta time


Spesso e volentieri fuoritempo, ed ora con una strana inquietudine addosso. Lo strato di imperturbabilità degli ultimi giorni s'è incrinato appena, crepe sottili su uno strato di ghiaccio ancor più sottile, ma di poco. Dorme adesso l'acqua sotto quella lamina, tornerà a ribollire appena sarà il tempo. Già, perchè non finirò mai di stupirmi di quanto esso possa scorrere in maniera diseguale, sopratutto per me. Sarà questo che mi lascia sempre abbastanza stranita? Non in ombra, non al centro della scena, ma esattamente a metà. A volte d'impaccio. A volte no.
Guardo, rifletto, meravigliandomi di quanto le situazioni possano essere speculari. E per questo, rovesciate. Ma è difficile ripercorrere i gesti esattamente contrari. Non posso mandare indietro la cassetta. Rovinerei il nastro.
Guardo, ripenso, non pentendomi di nulla, ma chiedendomi se davvero possa servire quanto imparato. Contemplo affascinata piccole storie di pochezze, la mia epica personale senza alcuna pretesa.
Guardo, rifletto, riprendo a scrivere, senza accorgermene, quasi. Attendendo di tornare a scrivere quel che vorrei di più grande.. E' solo questione di tempo. Come sempre, o perlomeno spesso.
Sorrido trovando piccole pietre poco preziose nelle mie tasche. Ai miei occhi forse presto smetteranno di brillare; non è accaduto così fin troppe volte, ormai consumate dalle troppe carezze degli sguardi?
Mi allontano con le guance rosse e gli occhi lucidi, non di lacrime, ma di febbre leggera. Sì, sono un po' fuoritempo. Però, alle volte, questo dona qualcosa. Non avere fretta di dover giudicare. Poter dilatare all'infinito un istante nei pensieri. Muoversi non visti, silenziosi, sospesi tra un'assenza e una presenza. Avere tutto e niente, dopo un po', da raccontare.

TallulahAisha così parlò in data sabato, 15 novembre 2008 alle 00:25. Indizi: visioni, autunno dolciastro, fuor di metafora, here there and everywhere, io e il resto. E voi che dite?commenti (1)?

Ma la violenza della stabilità è un modo di morire a metà.


Il tempo è un concetto (ma sarà poi la parola giusta?) strano. Riproduce insicurezze a ciclo frenetico, per poi lasciarle a sedimentare. E così s'induriscono, indissolubili ormai, sommate, nella loro parzialità, in una paradossale certezza. La certezza dell'insicurezza, del dubbio. Un tarlo che però, mentre erode, rinsalda confortevoli scomodità.
Ma il castello, prima o poi, è destinato a crollare. Nient'altro che sabbia bagnata sotto i piedi. Dura e compatta prima, possibile che già da principio non fosse che la somma di mille granelli amorfi? Eppure scricchiolano ancora sotto i piedi, ben lontano e lontano dalla riva. Per quanto ci si sforzi di soffiarli via, li si ritrova a tradimento sotto le suole.
E l'odore del mare, più evocato che percepito, lascia un lieve fremito nelle narici. Per poi dissolversi. E il brivido, lo si sarà sentito davvero, o è stato un prodigio di concentrazione?
Quelle insicurezze mancano, ecco la verità. Quel castello era un luogo in cui rifugiarsi. Per quanto fosse umido e scomodo. E forse malsano.
Ora non c'è nemmeno più la certezza della loro presenza. E non si può ricomporre i granelli in un'architettura nuova. Non bastano. Ci vogliono altre rive. Si è troppo lontani ormai da quella.
E se, per una volta, si fosse disposti ad ammettere gli errori?


TallulahAisha così parlò in data sabato, 01 novembre 2008 alle 21:16. Indizi: boh , ciò che fu, fuor di metafora, here there and everywhere, che sarà. E voi che dite?commenti (1)?

Non ho più risposte per nuove follie.

Quando quelle piccole cose, tra quelle che più si sono amate, cominciano a sembrare patetiche, ecco, è quello il momento in cui si comincia a realizzare esattamente l'importo di quanto si è perso.
Ma con la consapevolezza di star per guadagnare di più. Forse molto di più.

TallulahAisha così parlò in data venerdì, 17 ottobre 2008 alle 13:26. Indizi: boh , ciò che fu, gens, che sarà, are we human. E voi che dite?commenti (1)?

In other words, please be true

Sono affascinata da quello strano meccanismo per cui molto spesso si afferma l'esatto contrario di ciò che si pensa.
E mi chiedo perché, visto che sembra abitudine comune.
Sarebbe troppo riduttivo affermare che si tratti solamente di una difesa. Se non si vuole dire una cosa, non la si dice e basta.
Credo sia una difesa, ed una provocazione assieme. Non esporsi, ma far esporre gli altri, nello sperimentare come reagiscano ad una certa affermazione. Per poi decidere il da farsi.
Ma non è un procedimento affidabile. Perchè nemmeno chi ascolta vuol mostrarsi vulnerabile. Ee in genere rilancia la palla, o continua ad assecondare quell'affermazione falsa. Avendo cura di scegliere l'ultima cosa che vorrebbe dire.
Per cui, chi ha parlato per primo si chiede se i suoi giochi siano stati scoperti e se lo si stia prendendo in giro; o se sia possibile tanta ingenuità, o tanta cattiveria.
Sappiamo, anche solo per averlo vagamente intuito, cosa accade; e perchè allora continuiamo a farlo?
Sì, perchè io talvolta mi ci includo.
Sebbene non ne faccia, esattamente, motivo di vanto.

TallulahAisha così parlò in data mercoledì, 01 ottobre 2008 alle 14:06. Indizi: gens, le grandi domande di senso, io e il resto, are we human. E voi che dite?commenti (5)?

It's all you are, all you are, all you are.

Due canzoni sempre nella mente, le luci si accendono quiete nella sera. Una familiarità tremula ed inebriante; la sensazione che ci siano pagine e pagine da solcare con lo sguardo, immergervisi senza saziarne l'appetito.
Qualche programma è scivolato un po' più in là, qualche stella non è caduta ad esaudire un desiderio.
Molto da dire, ma ancora più da imparare.
E crederci, crederci fermamente.
It's all you are, all you are, all you are.

TallulahAisha così parlò in data giovedì, 28 agosto 2008 alle 00:35. Indizi: musica, visioni, io e il resto. E voi che dite?commenti (3)?

Questions of Suburbia

Non ricordo la citazione esatta, e non ho il libro sottomano.
Ma mi chiedo se davvero una persona gentile non possa essere affascinante; e viceversa.


TallulahAisha così parlò in data lunedì, 18 agosto 2008 alle 15:00. Indizi: citazioni, boh , lapidario, gens, le grandi domande di senso, are we human. E voi che dite?commenti (6)?

She asked me to stay and she told me to sit anywhere

La sensazione è che stia sistematicamente negandomi qualcosa per poi aggiungerla ad un mucchio nascosto sempre più in fondo.
La domanda è cosa succederebbe se, scavando, qualcuno vi si imbattesse.


TallulahAisha così parlò in data martedì, 29 luglio 2008 alle 13:36. Indizi: musica, boh , lapidario, che sarà, io e il resto. E voi che dite?commenti (4)?

How many special people change?

Il vero problema non è che le persone cambino; è che lo fanno in maniera discontinua.
Rispetto a sé stesse,

ma, sopratutto, rispetto agli altri.


TallulahAisha così parlò in data lunedì, 21 luglio 2008 alle 20:05. Indizi: lapidario, gens, are we human. E voi che dite?commenti (3)?

Stream of Consciousness

Chissà, forse è meglio vederla realizzata una paura che lasciarla inespressa, quantomeno non si ha l'impressione di essere folli, ma comunque un po' d'amarezza non è evitata, mentre inizia una stagione splendida, ma splendida davvero, sopratutto di sera, quando è meglio non allungarla nemmeno la mano accanto a sé. Mentre qualche canzone nuova è guadagnata, qualche altra la si ritrova, chissà dove si era persa per tutto quel tempo. Ricorrenze, numeri che da soli non direbbero nulla, ma mostrano precisamente quanta strada si sia o non si sia fatta, a seconda delle indicazioni, sempre avendo la chiave per decifrarli. Come sequenze di lettere in un alfabeto sconosciuto eppure stranamente familiare, il senso è lì lì per essere compreso, eppure ci si ritrova a girarci in tondo, con l'antipatica sensazione di essersi lasciati sfuggire qualcosa. Stanchezza o forse rassegnazione, o forse un atteggiamento filosofico, sempre la sensazione di essere divisi a metà eppure di non incastrarsi mai. Essere piacevolmente storditi dai profumi dei fiori serali, eppure pensare che non va, sorridere sinceramente, eppure pensare che non va. Non aver voglia di eleggersi nemici ma non poter evitare l'insorgenza di un vago senso di minaccia. E far scattare le difese.
Il mondo è grande, ma per quanto lo sia, non smarrire sé stessi, mai.
E la pazienza, la pazienza, grande dote venata d'impazienza più spesso di quanto l'ossimoro possa suggerire. La pazienza forse patologica nel desiderio di vedersi, prima o poi, dar ragione.
E lo so che questo post non dice niente, non ho neanche riletto ma va bene così, nessuna pretesa estetica o comunicativa, è quanto più vicino a un flusso di coscienza io riesca a fare, se qualcuno ha voglia di venirne a capo bene, altrimenti non importa, sono contenta così.
Tanto l'esperienza insegna che i messaggi vengono decifrati da chi non ha nessun interesse a farlo.

TallulahAisha così parlò in data lunedì, 30 giugno 2008 alle 21:40. Indizi: boh , estate, ciò che fu, cruel summer, che sarà, io e il resto. E voi che dite?commenti (7)?